STORIE DI SPORT. Il TREMEndo microfono delle Marche con Marco Mariani

Dall’Australia alla Maceratese passando per Tolentino

Dalla Gioia di Tolentino, passando per un’esperienza fantastica in Australia. Quindi, oggi, alla Maceratese in attesa di poter, magari, tornare in campo.

Marco Mariani vanta già una grande esperienza calcistica e un passato ricco di successi.

Marco, come è nata la possibilità di poter fare un’esperienza nella terra dei canguri?

“Tutto è nato grazie all’amico e collega Emiliano Storani che, essendo già li ad Adelaide, mi ha proposto la scorsa estate di raggiungerlo per giocare con la squadra della città. Considerando anche che era il periodo estivo ed ervamo fermi, ho scelto di accettare con entusiasmo e, a posteriori, ho fatto benissimo. Mi sono sentito come a casa, considerando anche che ad Adelaide ci sono molti italiani immigrati ed è una città molto vivibile. Abbiamo giocato le dieci gare del girone di ritorno e, da una sperata salvezza, siamo arrivati a sfiorare i play off che sono stati falliti per soli due punti. Sono migliorato sotto tutti i punti di vista, mi sono riportato con me un grande bagaglio culturale e una maggiore padronanza della lingua inglese”.

Tanti ricordi, per lo più felici, nelle tue ex squadre…

“Sì, ho avuto la fortuna e l’onore di giocare in molte piazze che hano saputo regalarmi grandi soddisfazioni. A Montegiorgio, ad esempio, son stati tre anni molto formativi e abbiamo anche vinto la Coppa Italia. A Potenza Picena, invece, ho vissuto tre anni indimenticabili. Una piazza, una società e una tifoseria che mi sono entrate nel cuore e non potrò mai dimenticare. Peccato le due grandi delusioni: prima con mister Santoni la sconfitta a Camerano e poi la gara dei play off in casa persa contro Montefano per due a uno con mister Liberti. Avevo anche segnato in quella gara, ma perdemmo in rimonta la possibilità di approdare in Eccellenza. Avevamo una squadra fortissima con Degano, Sulce, Monaco, Monteneri, Tortelli, Thiam e Ruggeri ma trovammo un Servigliano in stato di grazia. Sicuramente Potenza Picena è una squadra che non lascerà mai il mio cuore, mi hanno fatto sentire come a casa sin da subito: meritano ben altre categorie. Infine, a Tolentino, la consacrazione. Sono capitato in una delle società più blasonate delle Marche, oltre che seria e composta di persone fantastiche che non ti fanno mancare niente. Nell’anno del centenario abbiamo vinto campionato e Coppa, un’intera città in festa che mi ha regalato un’emozione fantastica”.

E non è stata l’unica vittoria…

“A Tolentino ho vinto il mio primo campionato, ma non posso dimenticare la vittoria della Coppa al Recchioni contro il Castelfidardo con il Montegiorgio. Segnò Adami, fu una bella soddisfazione”.

Come giudichi la tua stagione, finora, alla Maceratese…

“La stagione non la considero affatto negativa. Siamo stati in lotta per molto tempo contro l’Atletico Ascoli, ma loro stanno facendo una stagione formidabile, forse inaspettata a questi livelli”.

Rifaresti in futuro un’esperienza calcistica all’estero?

“Sicuramente è un’esperienza che rifarei volentieri, non ho mai avuto barriere mentali grazie anche alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto in ogni scelta. In futuro, qualora dovesse capitare, prenderei seriamente in considerazione la possibilità”.

Cosa ti ha lasciato l’esperienza australiana?

“Calcisticamente parlando è stata una bella esperienza, con un campionato molto fisico e combattuto. C’è grande carica agonistica, ma più si scende in classifica e più scema il livello tecnico. Sicuramente ti insegna a non tirare mai indietro la gamba. Come stile di vita l’Australia, invece, non è un mondo così lontano dal nostro. Ci sono molti europei (greci e italiani soprattutto ndr) e ti fanno sentire a casa. Con alcuni compagni di squadra, per altro, mi sento ancora adesso”.

Come pensi possa cambiare il calcio dopo il Covid?

“Difficile fare una previsione, mi auguro solo che torni tutto come prima nel più breve tempo possibile. Spero che tra questa fase e il ritorno alla vita normale non ci sia un passaggio traumatico. Io, comunque, sono fiducioso”.

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